NEL TEMPO DELL'INGANNO UNIVERSALE DIRE LA
VERITA' E' UN ATTO RIVOLUZIONARIO (George Orwell)


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Torneremo a Times Square una volta o l'altra, ma ora dobbiamo attraversare la notte. Jack Kerouac

06/04/09

TERREMOTO ABRUZZO: DEVASTANTE

Decine i morti, centinaia gli sfollati e i dispersi.

Leggi tutto...
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_06/TERREMOTO_ABRUZZO_a667c48e-2260-11de-9ce1-00144f02aabc.shtml

L'esperto Giampaolo Giuliani denunciato per procurato allarme aveva detto: «Ci sarà un sisma disastroso».
Ora ribadisce: «Loro sapevano»
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_06/previsioni_terremoto_giuliani_aac2c71e-2273-11de-9ce1-00144f02aabc.shtml

il video/audio del dott. Giuliani
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_61f0801c-227d-11de-9ce1-00144f02aabc&vxBitrate=300

2 commenti:

Nick Carter ha detto...

I terremoti non sono prevedibili con esattezza, o almeno non ancora, per esattezza si intende da quì a 36-48 ore, non si può annunciare un terremoto e tenere la gente lontano da casa, lavoro e quant'altro a tempo indeterminato o finchè non arrivi la botta, perchè se poi non arriva chi paga i danni economici causati con il blocco di ogni attività e per i disagi di pernottamenti altrove? se poi succede in un posto diverso da quello previsto?
Chi se la prende questa responsabilità?
E' pur vero che cera in atto uno sciame sismico gia da 3 mesi, ma solitamente uno sciame non annuncia un forte terremoto ma solo lo scaricamento delle energie accumulate sotto la crosta terrestre ed è un bene altrimenti un'ipotetico terremoto improvviso sarebbe molto forte e distruttivo e non lascerebbe scampo a nessuno.
Poi come succede sempre in questi casi, sbucano i te lo avevo detto, mille domande e polemiche, ecc.
ciò che conta ora è aiutare la gente che ha perso tutto in tempi rapidi e dare inizio subito alla ricostruzione dei paesi colpiti per evitare che rimangano paesi fantasma con lo sradicamento e l'emigrazione della gente verso altri luoghi, perchè sarebbe tragedia nella tragedia.
Dopo di che! la parola alla magistratura per le eventuali responsabilità penali e civili di chi ha costruito male e chi doveva vigilare che le costruzioni recenti fossero state fatte a norma antisismica e che sulle vecchie costruzioni dei centri storici fossero stati effettuati gli interventi di ristrutturazione e consolidamento che la legge prescrive per le zone a rischio sismico, tutte cose che vengono fatte solitamente all'italiana con tempi trentennali o non vengono fatte per questioni economiche o di abusivismo edilizio... poi si piangono i morti. :-(

Riflessione ( velenosa) a caldo: il berlusca ha una fortuna sfacciata anche nelle disgrazie degli altri, tante polemiche politiche, battaglie e minacce di referendum abrogativi della sinistra, opposizioni dure per il piano casa, per le ristrutturazioni/ampliamenti/ricostruzioni di vecchi edifici da abbattere, fatto per dare respiro a un'edilizia in coma e rimettere in moto anche l'indotto... ed ecco che.... la natura gli da una mano a mettere daccordo tutti per allentare le cime e fissare ulteriori parametri speriamo anche per la sicurezza... almeno per quanto riguarda l'abruzzo patria di Di Pietro acerrimo contrappositore del piano casa.... in più un'occasione politica per far vedere la rapidità decisionale e l'efficenza del suo governo agli adepti dell'IDV? bah!vien da pensare che abbia santi in Paradiso. :-p

Staff ha detto...

Pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 9 aprile 2009

La bellezza può salvare l’Italia
Nichi Vendola
Il terremoto ha sempre tremato dentro le nostre vite, insinuandosi minaccioso nelle nostre case, mutando con violenza il nostro paesaggio, depositando dolori e segreti, lutti e racconti che ritornano ogni volta che la terra trema. Ritornano come dagherrotipi della paura, come un vecchio struggente album di foto in bianco e nero, come icone della lotta fangosa tra la vita e la morte, come fuochi fatui che illuminano appena la nostra incommensurabile fragilità.

Il terremoto è una vera epifania: rivela la nostra intimità, squarciando la vita domestica ed esibendola sporca e quasi imbalsamata per piccoli frammenti: un pezzo di cucina, un pezzo di camera da letto, brandelli di elettrodomestici assieme a bamboline e a quaderni. Si tratta di una intimità spezzata e miscelata a caso con quella degli altri, una sorta di lessico familiare impazzito, con tutte le parole accumulate come macerie accanto ai cadaveri.

Ma il sisma rivela anche la storia di un territorio, la cura e l’incuria che hanno segnato i processi di crescita urbana, la quantità di strappi e cesure che il cemento selvaggio e abusivo ha inferto al corpo delle città. La terra trema e deflagra la trama minuta e delicata di un centro storico, tra i calcinacci e le voragini affoga la vita dei vivi e la vita delle cose, si piegano chiostri e palazzi che parevano vestiti d’eternità, lì una mamma con i suoi bimbi, lì due studenti fuorisede, lì un vecchio: tutti morti, tutto schiacciato, triturato, bombardato dalla potenza oscura che si cumula nelle viscere della Terra, e quel palazzo non era di recente costruzione? E questa non è area ad alta sismicità in cui il cemento dovrebbe edificare strutture capaci di reggere il più violento degli urti? E queste non sono le solite domande che, ad ogni scossa, puntualmente, tornano a rotolare tra le macerie?

Ieri fu l’Irpinia, io avevo poco più che vent’anni e quella sera di novembre mentre le famiglie si rovesciavano per strada io feci il percorso a ritroso fin su, al terzo piano, per prendere i miei vecchi: papà mi disse di no, mentre andava via la luce e arrivava il panico, mi disse che lui voleva morire in casa sua. I vecchi sono così, hanno bisogno di quelle loro geometrie domestiche, dei loro odori, delle loro pietre. Poi c’è la morte indicibile, quella il cui lutto lacera il ventre: la morte chiusa nelle bare bianche, il volo degli angeli come erano i bambini di San Giuliano. Non posso ricordare immagini più pietose di quelle di quei bimbi chiusi in quelle piccole casse, nella palestra nella cittadina molisana, con attorno i genitori pazzi di dolore, un semicerchio di famiglie spolpate e sputate in quella liturgia funebre che aveva qualcosa di classico e di planetario, davvero un “pianto antico” per quel taglio irreparabile al filo della discendenza. E oggi il nostro dolcissimo Abruzzo, una specie di Settentrione del Meridione, con quella città incantata che è rovinosamente inciampata su se stessa: L’Aquila, con il suo prezioso nido di architetture secolari, questa città-uccello colpita al cuore.

Una tragedia meridionale. Una tragedia anche pugliese. Una tragedia che rivela l’Italia, nel male dei suoi dissesti e delle sue sciatterie ambientali, ma anche nel bene della straordinaria solidarietà che la attraversa tutta, per una volta saltando anche gli steccati della cosiddetta Padania.

Non voglio dire parole stonate, mentre ancora si contano i morti: ma se questa sciagura non ci rivela ciò che forse dovremmo sapere, e cioè che l’Italia è delicata e va protetta e curata, allora non vale piangere. Mettere in sicurezza il territorio, difendere la bio-diversità, curare le ferite urbane, salvare la bellezza e lasciarsi salvare dalla bellezza: questa è la “grande opera” di cui c’è un disperato bisogno.