"Nò ste muertu senza risa e nò ste zita senza chiantu" . Si dice.
Intanto guardate questo stralcio di catalogo della mostra della ceramica 2009 (si tratta della prima metà. L’altra metà è riservata ai ceramisti espositori ) . CATALOGO MOSTRA CERAMICA 2009 . Ci sono tutti nelle foto, ma proprio tutti, perfino gli operai a torso nudo ma… il m° Josè Van Roy Dalì nelle foto della inaugurazione non è presente neppure di spalle. Eppure so per certo che il fotografo ha scattato tante foto. Che fine hanno fatto quelle foto?
E l'artista era presente alla inaugurazione, come fa fede l'articolo del quotidiano: il m° è il primo da sinistra e ha anche fatto un intervento come testimonia lo stesso articolo. Ma nel catalogo non vi è traccia della sua presenza se non per un paio di interviste di repertorio assolutamente marginali e alcune citazioni che si confondono con lo scenario. Puff. Cancellato. Perchè questo "oscuramento"? Insomma l'artista non è menzionato nel titolo, non è presente nelle foto di inaugurazione, non è presente nelle didascalie della carrellata di opere all'interno. Dappertutto foto di Salvador Dalì, molte delle quali peraltro non fornite dall' artista titolare della mostra, ma frutto di ricerca mirata di chi ha atteso alla stesura del catalogo, e riferimenti ad una non meglio identificata Dalì Art Gallery che, per un profano, può significare tutto e niente, mentre le foto fornite dall'artista sono state completamente ignorate. Vi dice qualcosa tutto questo? Ricordiamoci che un catalogo non viene realizzato dalla sera alla mattina ma viene "pensato" a tavolino con mesi di anticipo.
E poi andatevi a guardare quest’altro catalogo relativo alla mostra di Atene del 2010, sempre riferito ad una personale del m° Josè Dalì in omaggio a Salvador Dalì, CATALOGO MOSTRA ATENE 2010 così che possiate notare le differenze e vedere, fin dalla prima di copertina, come si fa un catalogo SENZA AMBIGUITA' e senza mandrakate, un catalogo che non va a disattendere gli accordi con l’artista e le aspettative di una intera città e dei visitatori di una mostra.
E tutto sarebbe passato in sordina, come succede sempre a Grottaglie, se non fosse che qualcuno mise la pulce nell’orecchio al "solito" giornalista senza macchia e senza paura che, indossata l’armatura, cloppete cloppete (è il galoppo del cavallo) si portò immantinente nelle sale del castello dove – orrore – si rese conto che il Cristo della Cruz era senza sorveglianza (le mostre al castello episcopio, infatti, già da qualche anno non hanno più un servizio di accoglienza e sorveglianza ma un solo usciere all’entrata) né la minima protezione, alla mercè di chiunque e delle scagazzate dei piccioni che non disdegnano le sale del castello esposte alle intemperie. Accecato da cotanto orrore non si rese conto che il Cristo della Cruz presente al castello non solo non recava alcuna firma ma era di un metro più corto rispetto a quello originale (un metro eh? Non dieci cm) e, anziché rilassarsi un attimo guardandosi il DVD (con l'intervista di Antonella Armentano per RAI3 che andava a ripetizione nella sala adiacente e che spiegava l’arcano), preso da sacro fuoco inforcò la cavalcatura e si portò nella sua magione dove scrisse una missiva al museo di Glasgow nel più puro stile “non ho mai parlato male di Einstein, non me ne intendo di musica classica”. Credo che a Glasgow ancora debbano riprendersi.
Nel frattempo “specchio specchio delle mie brame”, dopo aver sbattuto come uno stoccafisso il povero specchio che non diceva quello che voleva sentire, distese le borse sotto gli occhi e si fregò le mani pensando che finalmente era arrivato il tanto sospirato scoop e il momento di vendicare l’onta di quel quadro venduto tanti anni prima, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpetta di finto cristallo acquistata a Porta Portese in una giornata di pioggia, per quanto riguardava l’amministrazione, mentre i supersayan della satira “fatta in casa” adocchiarono il business.
E se la cosa a livello amministrativo sarebbe finita a tarallucci e vino, interpellanze comprese, come siamo abituati ormai da tempo immemore, i nostri eroi, ciascuno con internti diversi, si accanirono talmente tanto sulla vicenda che non fu possibile mettere tutto a tacere come è costumanza da queste parti. Troppo clamore. Abbisognava un capro espiatorio che salvasse il culetto a tutti senza togliere il giocattolo a “specchio ecc” e ai supersayan che, altrimenti, si sarebbero incattiviti. La scelta cadde - ma avevate dubbi? - sul “forestiero” ignaro.
Ma non siate maligni e non pensate sempre male. Si tratta di un rito di benvenuto e precisamente "come far la festa all'ospite". Vedete questa è una usanza degli arrapaho, una tribù indiana di uno squallor più unico che raro, che noi qui dalle nostre parti abbiamo adottato. In questi festeggiamenti per dare il benvenuto all'ospite lo oscuriamo, lo sputacchiamo, gli diciamo le parolacce e lo calunniamo per dimostrargli il nostro affetto. Il problema è che l'ospite non capisce mai che è un rito di benvenuto e ci querela. Ma tant'è alla ingratitudine non vi è mai fine.
Ecco finora abbiamo riso sia pure a denti stretti. Adesso parliamo sul serio.
Però, si sa, il tempo passa e l’acqua sotto i ponti scorre e il sipario stava lentamente calando anche su questa commedia tragicomica facendo tirare un sospiro di sollievo ai molti coinvolti a diverso titolo, se non che… ad agosto 2011 IL COLPO DI SCENA! L’articolo della prof.ssa Patruno su LIVU che andava a sconfessare una delibera di giunta e un’assise consiliare. Una strana intervista anche per i pregressi non certo idilliaci tra la prof. che, a suo tempo, aveva diffidato livù. Una intervista che, stranamente, viene fatta passare sotto silenzio benchè contenga ghiotte dichiarazioni. In altre occasioni “specchio specchio delle mie brame” e company ci si sarebbero avventati sopra. Questa volta nada. Perché questo silenzio? E perchè questa intervista proprio ora, dopo due anni, che va a riaccendere i riflettori sulla vicenda?
Livù deve vendere i giornali ma la prof. cosa deve vendere o, meglio… quale messaggio subliminale vuole mandarci? Un interrogativo che va a sommarsi ad un altro molto più inquietante. Con quante altre delibere di giunta e con quante altre assisi consiliari la prof “ha giocato”, come da sue dichiarazioni su livù, in 10 anni di mandato? Insomma signori capirete che per quanto il m° Josè Dalì possa esserci simpatico non è lui o la sua difesa, e del resto il m° non ha bisogno di difese, ad interessarci al momento, ma l’aspetto squisitamente amministrativo delle ultime dichiarazioni del già ass Patruno. E alla luce di queste dichiarazioni la domanda sorge spontanea, direbbe il buon Lubrano…
Ma da chi siamo stati amministrati noi negli ultimi dieci anni?
Per chi si affacciasse ora e volesse approfondire l'argomento Dalì può consultare il link a seguire: L'AFFAIR DALI'





