NEL TEMPO DELL'INGANNO UNIVERSALE DIRE LA
VERITA' E' UN ATTO RIVOLUZIONARIO (George Orwell)


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Torneremo a Times Square una volta o l'altra, ma ora dobbiamo attraversare la notte. Jack Kerouac

07/10/11

RISATE A DENTI STRETTI: IL LATO COMICO DELLA VICENDA DALI'

E in tutta questa vicenda non poteva mancare il lato comico.
"Nò ste muertu senza risa e nò ste zita senza chiantu" . Si dice.

Intanto guardate questo stralcio di catalogo della mostra della ceramica 2009 (si tratta della prima metà. L’altra metà è riservata ai ceramisti espositori ) . CATALOGO MOSTRA CERAMICA 2009 . Ci sono tutti nelle foto, ma proprio tutti, perfino gli operai a torso nudo ma… il m° Josè Van Roy Dalì nelle foto della inaugurazione non è presente neppure di spalle. Eppure so per certo che il fotografo ha scattato tante foto. Che fine hanno fatto quelle foto?


E l'artista era presente alla inaugurazione, come fa fede l'articolo del quotidiano: il m° è il primo da sinistra e ha anche fatto un intervento come testimonia lo stesso articolo. Ma nel catalogo non vi è traccia della sua presenza se non per un paio di interviste di repertorio assolutamente marginali e alcune citazioni che si confondono con lo scenario. Puff. Cancellato. Perchè questo "oscuramento"?


Insomma l'artista non è menzionato nel titolo, non è presente nelle foto di inaugurazione, non è presente nelle didascalie della carrellata di opere all'interno. Dappertutto foto di Salvador Dalì, molte delle quali peraltro non fornite dall' artista titolare della mostra, ma frutto di ricerca mirata di chi ha atteso alla stesura del catalogo, e riferimenti ad una non meglio identificata Dalì Art Gallery che, per un profano, può significare tutto e niente, mentre le foto fornite dall'artista sono state completamente ignorate. Vi dice qualcosa tutto questo? Ricordiamoci che un catalogo non viene realizzato dalla sera alla mattina ma viene "pensato" a tavolino con mesi di anticipo.


E poi andatevi a guardare quest’altro catalogo relativo alla mostra di Atene del 2010, sempre riferito ad una personale del m° Josè Dalì in omaggio a Salvador Dalì, CATALOGO MOSTRA ATENE 2010 così che possiate notare le differenze e vedere, fin dalla prima di copertina, come si fa un catalogo SENZA AMBIGUITA' e senza mandrakate, un catalogo che non va a disattendere gli accordi con l’artista e le aspettative di una intera città e dei visitatori di una mostra.


E tutto sarebbe passato in sordina, come succede sempre a Grottaglie, se non fosse che qualcuno mise la pulce nell’orecchio al "solito" giornalista senza macchia e senza paura che, indossata l’armatura, cloppete cloppete (è il galoppo del cavallo) si portò immantinente nelle sale del castello dove – orrore – si rese conto che il Cristo della Cruz era senza sorveglianza (le mostre al castello episcopio, infatti, già da qualche anno non hanno più un servizio di accoglienza e sorveglianza ma un solo usciere all’entrata) né la minima protezione, alla mercè di chiunque e delle scagazzate dei piccioni che non disdegnano le sale del castello esposte alle intemperie. Accecato da cotanto orrore non si rese conto che il Cristo della Cruz presente al castello non solo non recava alcuna firma ma era di un metro più corto rispetto a quello originale (un metro eh? Non dieci cm) e, anziché rilassarsi un attimo guardandosi il DVD (con l'intervista di Antonella Armentano per RAI3 che andava a ripetizione nella sala adiacente e che spiegava l’arcano), preso da sacro fuoco inforcò la cavalcatura e si portò nella sua magione dove scrisse una missiva al museo di Glasgow nel più puro stile “non ho mai parlato male di Einstein, non me ne intendo di musica classica”. Credo che a Glasgow ancora debbano riprendersi.


Nel frattempo “specchio specchio delle mie brame”, dopo aver sbattuto come uno stoccafisso il povero specchio che non diceva quello che voleva sentire, distese le borse sotto gli occhi e si fregò le mani pensando che finalmente era arrivato il tanto sospirato scoop e il momento di vendicare l’onta di quel quadro venduto tanti anni prima, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpetta di finto cristallo acquistata a Porta Portese in una giornata di pioggia, per quanto riguardava l’amministrazione, mentre i supersayan della satira “fatta in casa” adocchiarono il business.


E se la cosa a livello amministrativo sarebbe finita a tarallucci e vino, interpellanze comprese, come siamo abituati ormai da tempo immemore, i nostri eroi, ciascuno con internti diversi, si accanirono talmente tanto sulla vicenda che non fu possibile mettere tutto a tacere come è costumanza da queste parti. Troppo clamore. Abbisognava un capro espiatorio che salvasse il culetto a tutti senza togliere il giocattolo a “specchio ecc” e ai supersayan che, altrimenti, si sarebbero incattiviti. La scelta cadde - ma avevate dubbi? - sul “forestiero” ignaro.


Ma non siate maligni e non pensate sempre male. Si tratta di un rito di benvenuto e precisamente "come far la festa all'ospite". Vedete questa è una usanza degli arrapaho, una tribù indiana di uno squallor più unico che raro, che noi qui dalle nostre parti abbiamo adottato. In questi festeggiamenti per dare il benvenuto all'ospite lo oscuriamo, lo sputacchiamo, gli diciamo le parolacce e lo calunniamo per dimostrargli il nostro affetto. Il problema è che l'ospite non capisce mai che è un rito di benvenuto e ci querela. Ma tant'è alla ingratitudine non vi è mai fine.


Ecco finora abbiamo riso sia pure a denti stretti. Adesso parliamo sul serio.
Però, si sa, il tempo passa e l’acqua sotto i ponti scorre e il sipario stava lentamente calando anche su questa commedia tragicomica facendo tirare un sospiro di sollievo ai molti coinvolti a diverso titolo, se non che… ad agosto 2011 IL COLPO DI SCENA! L’articolo della prof.ssa Patruno su LIVU che andava a sconfessare una delibera di giunta e un’assise consiliare. Una strana intervista anche per i pregressi non certo idilliaci tra la prof. che, a suo tempo, aveva diffidato livù. Una intervista che, stranamente, viene fatta passare sotto silenzio benchè contenga ghiotte dichiarazioni. In altre occasioni “specchio specchio delle mie brame” e company ci si sarebbero avventati sopra. Questa volta nada. Perché questo silenzio? E perchè questa intervista proprio ora, dopo due anni, che va a riaccendere i riflettori sulla vicenda?


Livù deve vendere i giornali ma la prof. cosa deve vendere o, meglio… quale messaggio subliminale vuole mandarci? Un interrogativo che va a sommarsi ad un altro molto più inquietante. Con quante altre delibere di giunta e con quante altre assisi consiliari la prof “ha giocato”, come da sue dichiarazioni su livù, in 10 anni di mandato? Insomma signori capirete che per quanto il m° Josè Dalì possa esserci simpatico non è lui o la sua difesa, e del resto il m° non ha bisogno di difese, ad interessarci al momento, ma l’aspetto squisitamente amministrativo delle ultime dichiarazioni del già ass Patruno. E alla luce di queste dichiarazioni la domanda sorge spontanea, direbbe il buon Lubrano…


Ma da chi siamo stati amministrati noi negli ultimi dieci anni?


Per chi si affacciasse ora e volesse approfondire l'argomento Dalì può consultare il link a seguire: L'AFFAIR DALI'

"ON THE ROAD" ALLA GALLERIA VINCENZA

8 ottobre 2011 ore 19.00
inaugurazione-evento collettiva dei partecipanti alla terza edizione del concorso fotografico a tema "ON THE ROAD" liberamente ispirata al romanzo di Jack Kerouac, a cura di Vincenza Monteforte, presso Galleria Vincenza - Grottaglie (Ta)

La collettiva potrà essere visitata fino al 16 ottobre.

05/10/11

STANNO UCCIDENDO GROTTAGLIE E TUTTI FANNO FINTA DI NON SAPERE

A breve, se verrà dato l'ok per la disponibilità del territorio grottagliese per una piattaforma di rifiuti pericolosi e non, potrebbe essere questa la scritta che campeggerà all'ingresso della Città.

Stanno uccidendo Grottaglie e tutti fanno finta di non sapere.


04/10/11

Assessore che va assessore che viene e nel mezzo... che fine ha fatto la vicenda della mostra della ceramica 2009?

Mentre su Gir Tv si intervista il nuovo assessore alla cultura del comune di Grottaglie noi restiamo, per quanto riguarda l’assessore uscente, con una questione irrisolta e un interrogativo che ci prende alla bocca dello stomaco: …ma il m° Josè Van Roy Dalì è figlio o non è figlio? E potremmo continuare con la filastrocca: A chi dice le bugie non è figlio di Maria non è figlio di Gesù ecc cc.

Naturalmente la nostra è una domanda retorica e provocatoria per introdurre una vicenda che ci lascia molto perplessi. Ovvero le dichiarazioni che il già assessore Patruno ha rilasciato lo scorso mese di agosto al mensile di informazione locale “LIVU’” a proposito di questa vicenda. E, attenzione, non è la vicenda in sé che ci lascia perplessi ma il fatto, non certo di poco conto, che tali dichiarazioni vadano a sconfessare completamente una delibera di giunta e precisamente la delibera di giunta n.257 del 7 maggio 2009. Dichiarazioni a cui stranamente non è stato dato molto risalto.

Il già assessore Patruno dichiara, infatti, a LIVU’ che “loro” (loro chi?) sapevano che “non era figlio” e che il compenso corrisposto al m° Josè Van Roy Dalì è stato “solo” di 5mila euro.

Secondo la delibera del 7 maggio 2009, però, la prof.ssa Patruno, all’epoca assessore alla Cultura del comune di Grottaglie, pare fosse convintissima, invece, che il m° Josè Van Roy Dalì fosse il figlio di Salvador Dalì tanto da relazionare testualmente come segue: “(…) il tema prescelto è Paesaggi Mediterranei con sezione speciale dedicata all’arte di Salvador Dalì e a quella di suo figlio prof. Josè Van Roy Dalì”. E sempre nella stessa delibera si legge che alla Dalì Art Gallery per il prestito delle opere sarebbe stato corrisposto un compenso di 15mila euro, comprensivo di un’opera (30x40) realizzata dall’artista Josè Van Roy Dalì .

Cosa è successo nel frattempo? O cosa è successo a monte? La prof.ssa Patruno non è certo una sprovveduta. Quindi come mai queste dichiarazioni “tardive” che sconfessano un atto pubblico (se neppure gli atti pubblici fanno più fede è finita!), dopo aver dismesso le vesti istituzionali? E se “il figlio non figlio” può ancora restare nella sfera delle opinioni che si possono cambiare… i 15mila euro no. Non si possono cambiare, considerato anche che esistono le fatture di quei 15mila euro come avremo modo di appurare più avanti.

Perché, dunque, la prof.ssa Patruno ha fatto una affermazione così eclatantemente falsa ben sapendo che non sarebbe passata inosservata? Viene quasi da pensare che dietro quelle affermazioni ci sia un tentativo di lanciare un messaggio subliminale. Ma quale? E a chi? Capirete che un colpo di scena simile ha solleticato la nostra curiosità e quindi abbiamo voluto ricostruire la vicenda col senno del poi di cui son piene le fosse, è vero, ma, in questo caso, le fosse delle responsabilità devono ancora essere riempite.

Prima però di proseguire, una digressione doverosa…

Per quanto ci riguarda il problema “del figlio non figlio” non si pone neppure perché si appartiene alla sfera privata dell’artista e perché se una persona è valida lo è cmq al di la di chi sia figlio, ma se proprio ce lo volessimo porre... esiste una incredibile quantità di documentazione ultra trentennale su stampa nazionale ed estera e su TV nazionali e internazionali ampiamente esplicativa in tal senso. E se poi, dopo aver visionato km di rassegne stampa e ore di filmati, vogliamo continuare a tutti i costi e contro ogni evidenza a credere il contrario… beh! ognuno è padrone di pensarla come vuole. Senza naturalmente diffamare la gente. Il libero pensiero non deve essere un alibi per partire con spedizioni punitive contro chi non è d’accordo con noi o verso cui nutriamo delle perplessità.

Detto questo possiamo passare alla ricostruzione della vicenda attenendoci ai soli fatti e ai documenti senza voli pindarici personali.

ps. e non fate i furbetti e seguite tutti i passaggi sennò poi non fate i finti tonti e non venite a dire che non avete capito :-)
RICOSTRUZIONE VICENDA